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Il periodo italico - romano
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
Già dall'epoca di Paolo Marso (XVI secolo), del Febonio, del Corsignani e Di Pietro (XVII-XIX secolo) ecc., si favoleggiò che nella località di Arciprete, posta nel territorio di Ortucchio, sorgesse la mitica città di Archippe, sommersa dalle acque del Fucino. Questo legame geografico fu provocato da un falso accostamento etimologico che vedeva nella medioevale Archipetra la sopravvivenza di Archippe.  Pur tuttavia l'intuizione degli storici marsicani fu feconda in quanto effettivamente nel luogo sono dei resti che danno nel loro insieme l'immagine di un impianto urbano con ogni probabilità riferibile al municipiurn marso di Anxa (1) . 
  
 
Archippe 
  
Di questa " città " marsa, con nome evidentemente grecizzato e di cui il Radke riconosceva una forma originaria italica Argusippa (2), si è ampiamente parlato ma sempre in chiave di lettura filologica senza intravedere nel nome l'unico residuo di una tradizione genuinamente marsa che conservava un fatto storico di notevole importanza per la formazione dell'ethnos marso. Non a caso il suo nome viene utilizzato, insieme al nemus Angitiae, per nobilitare il nuovo municipium marso di Marruvium con la creazione di un Archippo re della popolazione marruvina (3). "... Gellianas auctor est laca Fucino haustunt Marsorum oppidurn Archippe conditum a Marsya duce Lydorum... " : questa saga riferita ad una città marsa sommersa dalle acque del Fucino, descritta da Plinio (4) (che la riprendeva da Gneo Gellio) e successivamente da Solino (5), ci dimostra come in un territorio come quello dei Marsi, ancora in età imperiale, fra i sopravvissuti della Guerra Sociale, ci fosse un cosi forte legame con i miti delle origini. 
  
Tutto questo attraverso una forte tradizione orale che aveva permesso la conservazione di eccezionali e determinanti avvenimenti storici legati al territorio, o addirittura, come hanno dimostrato gli scavi delle grotte fucensi (in particolare quelli della Maritza di Ortucchio), alla nascita di un " culto degli antenati " in prossimità di grotte ormai non più praticabili, legato al ricordo di sepolture di antenati poste nelle cavità interne ormai ricoperte: "... Dalla storia della grotta Maritza emerge la certezza dell'esistenza, nel Fucino, di una tradizione orale che dai tempi paleolitici venne tramandata sino in età romana ed inoltre si ha la prova inequivocabile dell'ininterrotta presenza dell'Uomo per tutto questo arco di tempo... " (6). 
  
La saga dell'oppidum di Archippe non è altro che i1 preciso ricordo di un avvenimento storico che per le sue proporzioni rimaste profondamente radicato nell'animo marso. Infatti, come recenti ricerche hanno dimostrato, intorno agli inizi del IX secolo a. C. il Fucino ebbe un notevole innalzamento che portò alla sommersione e il definitivo abbandono dei villaggi protovillanoviani di Ortucchio e Luco, posti sulle rive del lago: "... Sotto il profilo topografico, è bene segnalare che i villaggi di Luco e di Ortucchio sorgono all'interno dell'ex alveo, pressoché alla medesima quota (658 e 656 slm), e che entrambi vennero abbandonati, come si deduce dalla mancanza di un superiore livello dell'età del Ferro. Per Ortucchio si è ipotizzato un innalzamento delle acque del lago, che, in effetti, dall'Eneolitico al Bronzo finale si erano mantenute su livelli molto più bassi di quelli raggiunti in epoca storica: se questa fu la causa, nulla vieta di supporre che anche il villaggio di Luco, data l'analoga posizione, abbia subito la medesima sorte. E non è del tutto avventato collegare questo evento nei primi decenni del IX secolo a. C., se è vero che in tale epoca si esaurì una fase climatica di tipo sub-
continentale o sub-boreale ed ebbe inizio un nuovo periodo, a carattere oceanico freddo e umido, con abbondanti piogge... " (7).  Sebbene questo innalzamento abbia portato alla distruzione dei due villaggi, ed altri ancora da individuare, l'unico villaggio che può realmente aver legami con Archippe è quello di Ortucchio, data la sua grandiosità e la ricchezza dei suoi bronzi (8). 
  
L'area del villaggio di Ortucchio dell'età del Bronzo è di circa 15 ettari ed è compresa fra le strade 28 e 29 del Fucino (tav. I, 1) : le recenti ricerche di superficie dell'Irti hanno permesso di identificare l'ultima fase dell'insediamento che è riferibile al protovillanoviano, mentre l'abbandono deve essersi verificato forse alla prima età del Ferro (9).  Sulla identificazione dell'insediamento di Ortucchio con Archippe è d'accordo il Letta: "... Uno spunto di grande interesse in tal senso è offerto ora da una acuta ipotesi di Giuseppe Grossi, che riconosce nella saga dell'oppidum di Archippe lacu Fucino haustum la memoria diretta dell'abbandono dell'importante villaggio eneolitico di Ortucchio (da cui prese nome l'omonima cultura), sommerso dalle acque del Fucino intorno al X secolo a. C. 
 
Lo studio delle foto aeree e le esplorazioni sistematiche sul terreno hanno consentito di valutare appieno l'importanza del villaggio, i cui resti sono disseminati su un'area di circa un chilometro di diametro; si è potuto altresì accertare che esso, sorto in una fase di restringimento del bacino lacustre, si è via via spostato in avanti, inseguendo la sponda in arretramento, fino alle prime fasi protovillanoviane, quando dovette essere definitivamente abbandonato in seguito a una nuova espansione del lago. 
 
Se dunque uno spunto reale deve ammettersi alla base della leggenda di Archippe, l'unico centro che può averlo fornito è questo di Ortucchio, e deve essere definitivamente abbandonata l'identificazione con Arciprete, canonizzata nelle storie locali, dal Febonio in poi, in base ad un falso accostamento etimologico... " (10) .  Da alcune osservazioni interessanti del Peroni sui bronzi provenienti da Ortucchio si può determinare l'abbandono dell'area dell'insediamento (sempre che i bronzi siano da attribuire al villaggio) intorno alla prima età del Ferro. Lo studioso afferma, infatti, che gli oggetti sembrano documentare un patrimonio di forme di una popolazione locale persistita " senza interruzioni percepibili, dalla media età del Bronzo alla prima età del Ferro " " per almeno sei secoli " (11). 
 
Questa tradizione metallurgica è riconfermata dalla massa di dischi-corazza in lamina di bronzo rinvenuti nell'area fucense ed a Ortucchio (databili fra l'VIII e il VI secolo a. C.), che confermano una sostanziale continuità di una produzione locale dei bronzi fino al termine dell'età arcaica (12). Dopo l'abbandono di Archippe le genti di Ortucchio si trasferirono nell'interno della valletta di Arciprete, oltre i nuovi limiti delle acque del Fucino, e sulle alture vicine. Durante lo scavo della necropoli della circonfucense di Arciprete, nel luglio 1978, furono rinvenuti numerosi frammenti di ceramica della prima età del Ferro che, oltre ad altri frammenti presenti nell'area dell'abitato romano, confermano che questo fu il luogo dove sorse il successivo insediamento delle genti di Ortucchio " (12 bis).  E' probabile che in età arcaica la comunità insediata nel vicus (villaggio) posto nella valletta di Arciprete, per ragioni di difesa, si sia insediata sull'altura di M. Praticelle dove sorse l'ocri (centro fortificato o oppidum) di Anxa che divenne il centro abitato maggiore dell'area da noi presa in esame. 
 
Per il vicus posto in basso appare probabile una dipendenza dall'ocri, un rapporto di subordinazione, in poche parole, una dipendenza legata al carattere rurale e precario che questa classe di insediamenti dovette avere in età arcaica. Interessante è altresi notare che il nome di Anxa fosse originato proprio dall'area del vicas, un toponimo legato alla caratteristica ansa che il lago descriveva alla base dell'insediamento" (13). 
 

   
   

Note
(1)Per l'ubicazione di Anxa ad Arciprete vedi: G. Grossi, L'assetto storico-urbanistico del territorio del Fucino del periodo italico (VII-III secolo a. C.), Avezzano 1980, p. 145 s., p. 171 ss., n 35 e fig. 3; Idem, Il territorio di Casali d'Aschi dall'antichità al medioevo, in AA. VV., Casali d'Aschi ieri e oggi, Roma 1983, p. 46 s. 
 
(2) G. Radke, in Real-EncyclopDdie der classichen Altertumswissenschafts (a cura di Pauly-Wissowa), Stuttgart 1893, Supplemento IX, A, 1 (1961), c. 805 s. v. Volsci. 
 
(3) Virgilio, Aeneide, VII, 752: "... Quin et hfarrabia venit de gente sacerdos, / Fronte super galeam, et felici comptus oliva, / Archippi regis missa, fortissimus Umbro, /... ". 
 
(4) Plinio, nat., III, 108 (= Gellio, Hist., fr. 8 Peter). 
 
(5) Solino, II, 
 
(6)- A. M. Radmilli, Storia dell'Abruzzo dalle origini all'età del Bronzo, Pisa 1977, p. 213 s. 
 

(7) Irti G. Grossi, Ue villaggio del Broezo finale a Luco dei Marsi (Fucino L'Aqaila), in " Atti della Società Toscana di Scienze Naturali ", Memorie, Serie A, Vol. XC (Pisa 1983), p. 346.
(8) Per l'identificazione di Archippe con il villaggio di Ortucchio vedi G. Grossi, L'assetto storico-urbanistico del territorio del Facino eel periodo italico (VII-III secolo a.C.), nel volume Profili di Archeologia marsicaea di W. Cianciusi, U. Irti e G. Grossi, Avezzano 1980, p. 124 s. e n. 17. Per i bronzi provenienti dal territorio di Ortucchio vedi R. Peroni, Bronzi dal territorio del Fucino nei Musei preistorici di Roma e Perugia, in " Rivista Scienze Preistoriche ", vol. XVI, Firenze 1961, pp. 125-205.
 

(9) U. Irti, Testimonianze dell'età del Bronzo ad Ortucchio (Fucino), in " Atti della Società Toscana di Scienze Naturali ", Memorie, Serie A, vol. LXXXVIII, Pisa 1982, pp. 261-286: a p. 282 l'autore dice che: "... l'area antistante l'odierno abitato di Ortucchio, dopo le prime frequentazioni mesolitiche, fu sicuramente luogo di stabile dimora nell'Eneolitico (datato a 4070 + 180 dal 1950) e poi durante un lungo arco dell'età del Bronzo, e forse la prima età del Ferro, epoca in cui si verificà il definitivo abbandono della sponda. Alla luce di questi nuovi elementi, sembra acquistare maggiore fondamento l'ipotesi di G. Grossi, che vede nell'abbandono di questo insediamento le origini del mito di " Archippe ", ricordato da Gneo Gellio... ". 
 
'(10)C. Letta, Le pià recenti ricerche sull'Abruzzo antico, materiali per l'antropologo, in " Quaderno 4, 1981 " a cura dell'Archeoclub, Astra e Comune di Pescara, Comunicazione tenuta nel Convegno Nazionale dal titolo Sitaazioee e prospettiva della ricerca folclorica in Abrazzo, Pescara 1980, pp. 59-66. "
 
(11)  R. Peroni, Broezi dal territorio del Fucino ecc., cit., p. 167. Anche in U. Irti, Testimonianze dell'età del bronzo ad Ortacchio ecc., cit., p. 284.
 
(12) Una officina di produzione dei dischi-corazza era probabilmente nel territorio di Ortucchio (nel piano di Arciprete?), cià in base alla ricca produzione di bronzi attestata nei secoli precedenti nello stesso territorio. Per i dischi provenienti da Ortucchio vedi le note 40 e 40 bis di questo studio. Per una analisi dei dischi-corazza fucensi vedi lo studio di R. Papi, Dischi di bronzo dall'Abruzzo, in corso di stampa (nello stesso volume vedi inoltre in Appendice un mio studio sui dischi, e le necropoli da cui provengono, in area fucense).
 
(12 bis) Da una necropoli dell'insediamento della prima età del ferro di Arciprete devono provenire probabilmente gli oggetti di bronzo presentati dal Peroni nel suo studio sui bronzi del Fucino (cit., a nota 8) e conservati a Perugia nel Museo Preistorico dell'Italia Centrale " G. Bellucci " (n' inv., 6258, 6259, 6436, 6438, 6439, 6440, 6259). I materiali provenienti " da Ortucchio " sono riferibili a fibule (due sono del tipo " serpeggiante ad occhio con staffa a disco "), spillone ed un'ascia, databili dalla primissima età del ferro alla fine del IX secolo a.C.; Peroni, p. 161 ss., tav. XV.
 
(13) Per il toponimo di Anxa vedi il volume di Giovanni Alessio e Marcello de Giovanni, Preistoria e protostoria linguistica dell'Abrazzo, Lanciano 1983, p. 80 s. Si veda anche la situazione topografica del porto di Ansedonia (Grosseto) relativo alla colonia romana di Cosa: qui il mare forma una grande ansa in cui, sul fondo, sono situate le strutture portuali; è probabile che il termine moderno Ansedonia conserva il toponimo originario Anxedonia = Anxa-edonia.

 

Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe
 

 
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