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Il " municipiam " marso di " Anxa "
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
Nel territorio di Ortucchio, nella località detta " Arciprete ", sono presenti i resti più interessanti dell'area da noi presa in esame. Qui in età antica e fino al definitivo prosciugamento del Fucino, il lago formava una grande ansa coronata sui lati dai monti Meria, Praticelle e Balzone. L'esposizione solare favorevole e la copertura dai venti offerta dai monti circostanti, portò alla nascita, probabilmente già dalla prima età del ferro, di un grande insediamento con porto lacustre alla base. Oltre i vecchi limiti delle acque (quota 668) disegnati dall'ansa lacustre, si apre un'ampia valletta caratterizzata da un basso rilievo (quota max. 699), delimitato da una depressione dolinare sul lato sud-ovest che evidenzia l'altura su cui sono i resti dell'insediamento antico, di cui rimangono ancora tracce sul terreno e si può osservare la successiva disposizione urbanistica di età italico-romana, soprattutto con l'ausilio delle foto aeree (70) . 
 
I resti della città o oppidum marso fecero pensare agli storici marsicani di essere di fronte alla Archippe della tradizione storiografica romana (71). Sensibili a questa identificazione di Areiprete con Archippe, furono anche storici e geografi nazionali, come per esempio l'Olstenio: "... Archippe. Vestigia etiam nunc extare affirmant AIarsi ad ripam lacus inter Transaquam, et Ortuciam tribus M. P. a Transaqua, II Af. P. ab Ortuccia distantia, quae nunc corrupte Arciprete dicuntur, ea excrescente lacu undis penitus obteguntar... (72) .
  
Attualmente del centro antico sono solo in parte visibili i resti, riferibili soprattutto a basi poligonali di edifici e terrazze, che pure dovevano essere imponenti nel medioevo, tanto da dare il nome alla località (Archipetra = luogo degli archi di pietru) e, in età contemporanea, per essere stati oggetto di disegni da parte dell'architetto francese Clerisseau nell'anno 1804 (73). 
Della recinzione muraria in opera poligonale di III e IV maniera è visibile il paramento interno dell'angolo sudovest dell'aggere presente su tutto il settore sud (tav. XVI, 1). Il tratto conservato è costituito da due cortine che formano un angolo retto: la parete nord-est è visibile per m 5,50, con un solo filare in elevato; la parete sud-est è invece visibile per m 13,30 con tratti di tre filari in opera poligonale di IV maniera in elevato. 
 
Blocchi di opera poligonale sono presenti sui declivi sud dell'aggere e attestano il crollo del muro di recinzione esterno del quale aleuni blocchi sono ancora in posa nelle vicinanze della porta sud (tav. XVI, 2). All'epoca del Di Pietro, nella seconda metà dell'ottocento, del recinto murario rimanevano resti evidenti tanto da dare la possibilità allo studioso di misurarne il perimetro: "... Quasi in fondo al semicerchio del vallone, difeso quasi da antemurali dai Castelli Manno, Cirmo, Torricella Casamurata, a circa un chilometro e mezzo di lontananza dalle acque di Fucino misurato nell'ultima escrescenza, all'altezza almeno di 20 metri in circa dal livello delle acque, si elevava superbo il fortissimo ed antichissimo Castello di Archippe [Anxa]. 
 
Esso che aveva il perimetro di circa un chilometro e mezzo, ed era difeso da muraglie poligone di remotissima data .. " (74). La descrizione del Di Pietro permette di accertare l'esistenza di un recinto murario completo caratterizzato da una tipologia poligonale. Purtroppo allo stato attuale, date le distruzioni operate dall'uomo, è possibile solo notare la presenza dell'aggere sul settore sud. Proponiamo quindi due diverse soluzioni per la ricostruzione del circuito murario in attesa di una indagine scientifica. Pur tutta via alcuni elementi fondamentali della struttura urbana sono conservati anche nella ripartizione catastale moderna e permettono una ricostruzione dell'impianto urbano. 
Ben visibili sono infatti nel catastale e nella foto aerea, parte della cinta muraria, l'asse principale del sistema viario interno, l'anfiteatro. La circonferenza del circuito murario, nella soluzione A , circoscrive un'area di forma rettangolare con lati lunghi, in media, m 400 (per i lati est ed ovest) e m 300 (per i lati nord e sud).
 
Ben diversa sarebbe la perimetrazione delle mura, e quindi anche l'area interna occupata, nella soluzione B in cui la forma urbana sarebbe caratterizzata da una struttura poligonale semplice che porterebbe ad inglobare nell'interno della recinzione anche l'anfiteatro. A sostegno di una ricostruzione del tipo A è la ortogonalità dei lati sud ed ovest, ed anche, la presenza nel settore est, nell'interno della recinzione B, di un nucleo di opera cementizia forse riferibile ad un mausoleo (74bis). La tipologia muraria in opera poligonale di III e IV maniera porta a considerare una datazione al IV-III secolo a. C. per la creazione della recinzione muraria. Questo dato è confermato anche dalla presenza nell'interno del centro di ceramica d'impasto, con prese a lingua e decorazioni di cordoni applicati, e a vernice nera riferibile prevalentemente a forme aperte (piatti, coppe e schyphoi). 
 
Ben evidente è, nell'interno, l'asse principale (cardo) dell'impianto urbano che divide il centro in due parti attraversandolo da sud verso nord (tav. XVI, 3). Lo stesso, conservato anche nella divisione catastale, ci permette dî riconoscere la presenza di due porte: la sud di cui sono visibili dei resti e in cui entra la strada che proviene dal valico di Monte Meria e dalla Vallelonga; la nord, posta nelle vicinanze dell'Anfiteatro, dove usciva il " cardo " che permetteva di raggiungere il porto. Tracce del " decumano " sono presenti sul lato est, in prossimità della tomba n 12, all'esterno della porta est, dove è possibile vedere diversi basoli di calcare relativi alla pavimentazione stradale portati in luce da lavori agricoli. Nell'interno il " decumano " è ben visibile in foto aerea ed è testimoniato anche da qualche basolo che si rinviene in superficie.
 
Resti di una modesta area quadrata probabilmente chiusa da un recinto in opera poligonale (temenos?) sono visibili a quota 699, nella parte più alta del centro. Forse in questa seconda recinzione bisogna riconoscere una modesta acropoli dotata di un edificio templare, di cui sono visibili i resti, posta sulla quota più alta e raccordata ai lati sud ed ovest del recinto murario (75). Nell'interno sono presenti resti di fondazioni di edifici in opera poligonale e quadrata ed anche terrazzamenti retti da opera poligonale. Nella parte bassa dell'abitato, forse fuori la cinta muraria, è visibile in foto aerea la forma ovoidale di un anf-iteatro, riconoscibile sul terreno da una fossa ovoide colmata in parte da blocchetti di opera incerta e reticolata. Nelle vicinanze si notano in superficie (nell'interno del muro di recinzione del centro) fusti di colonne e lastre di pietra calcarea oltre a tegulae e blocchetti di opera incerta. La ceramica riferibile al vasellame è presente su tutta la superficie interna del centro ed è riferibile a dolia e olle acrome oltre a vernice nera, terra sigillata italica, aretina ed invetriata. In passato fu rinvenuto un piccolo tesoretto monetale composto complessivamente da vittoriati argentei romani oltre a due monete romano-campane di bronzo e una d'argento riferibile alla guerra sociale (76). 
 
Nell'estate (luglio) del 1978 ad opera della Soprintendenza Archeologica d'Abruzzo nella persona del Dott. Gaetano Messineo e con la collaborazione dello scrivente e delle Dott.sse Sandra La Penna, Lucia La Palombara e Salvia Rossella, furono oggetto di scavo scientifico alcune aree del territorio di Arciprete interessate da due necropoli: lo scavo fu reso necessario data la continua opera distruttiva dei tombaroli " che già avevano riportato alla luce e sconvolto alcune tombe a fossa ". Il primo intervento di scavo fu relativo alla ripulitura di due tombe a camera con copertura a volta situate lungo la circonfucense antica a quota 671 (via vicinale ArcipreteOrtucchio) : durante la ripulitura venne alla luce, a contatto con la n° 2, una tomba a fossa (77) coperta da una lastra modanata.
 


Note
(70) Foto aerea di Arciprete in G. Grossi, L'assetto storico ecc., cit., p. 172, fig. 3. 
(71) Numerosissime sono le opere degli studiosi marsicani in cui Archippe è identificata con Arciprete, ci limitiamo a citare le più importanti: M. Phoebonius, Historiae Marsorum libri tres, Neapoli 1668, p. 105; P.A. Corsignani, Reggia Marsicana, I, Napoli 1738, p. 440; Di Pietro, op. cit., p. 273. 
(72) L. Holstenius, Adeotationes in Italiam Antiquam Claoerii, Rome 1666, pp. 154 s.; anche D. RomanelIi, Antica Topografia Istorica del Regno di Napoli, Napoli, 1819, ristampa anastatica in Avezzano nel 1982 (ed. A. Polla) dal titolo Antica topografia dei Marsi, p. 23 s. 
(73) La notizia è nel Dizionario di Geografia Universale di F.C. Marmocchi, I, Torino 1854, pp. 524 s.; anche in G. Gattinara, Storia di Tagliacozzo, Città di Castello 1894, ristampa in Avezzano nel 1968 (ed. Eirene), p. 12, nota 6. I disegni dell'architetto francese sono conservati al museo del Louvre di Parigi, ma, di difficile consultazione perché non ordinati in ordine alfabetico.
(74) 4 A. Di Pietro, op. cit., p. 273. 
(74 bis) Non deve sorprendere l'esiguità dell'area interna del centro municipale di Anxa, si pensi ad esempio alla Sulmo (l'attuale Sulmona) nel territorio dei Peligni che aveva un'area interna di circa 17 ettari ed un impianto quasi quadrato con 400 metri di lato; per essa vedi A. La Regina, Sulmoea, in " Quaderni dell'Istituto di Topografia Antica ", 2, 1966, pp. 107 ss.
(75) " Sull'area sono numerosi crolli cosparsi di tegoloni oltre a lastre di calcare e colonne a fusto liscio. Tali delimitazioni di arx interne sono attestate in Etruria nella colonia romana di Cosa (M. Torelli, Etruria, " Guide archeologiche Laterza ", Roma 1980, p. 197), in area ernica a Ferentinum (F. Coarelli, Lazio, " Guide archeologiche Laterza ", Roma 1982, p. 184) ed infine ad Angitia, nella parte bassa a contatto del lago, dove un recinto interno racchiudeva il santuario della dea Angizia (" Actia ") (G. Grossi, La città di " Aegitia " ecc., cit., p. 17 s., tav. I, A). 
(76) Dei vittoriati ho potuto osservarne sei e sono riferibili alla stessa serie con D testa laureata di Giove con davanti una lancia e R vittoria che incorona un trofeo con al di sotto la scritta Roma; pezzi d'argento di peso costante, gr 2,90-2,93 e diametro di mm 1616,1 (databili al 206-195 a. C.; Crawford, Roman Republican Coinage, Cambridge 1974, 112/1). Le due monete romano-campane di bronzo sono relative a litre databili al 241-235 a. C. con D testa di Marte imberbe elmata, R testa di cavallo con sotto la scritta Roma; peso costante di gr 3,01 e diametro di mm 15 (Crawford, op. cit., 25/3). La monetina d'argento, mm 1,8, relativa alla serie emessa durante il Bellum Marsicum è un denario di gr 3,75 con D testa di Italia laureata a sinistra con dietro, dal basso, la scritta Italia, R otto guerrieri ai lati di un giovane inginocchiato con un porcellino accanto che regge un grande stendardo; sotto una I(talia) (per essa vedi, Brit. Mus. Cat., Rom. Rep., Coinage of the Social War, 3). Collezione privata in Toronto, Canada. 
(77) Per una prima descrizione dello scavo vedi il mio studio, L'assetto storico ecc., cit., p. 120 nota 5. 
 

 


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