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Il periodo medioevale
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore

Le prime notizie sul territorio di Ortucchio sono presenti nel Regesto Farfense in un documento in cui vengono nominate le famiglie che Santa Maria di Farfa possedeva ne1 corso dell'VIII-IX secolo d. C. Il documento fu compilato nel corso del XI secolo ma si riferisce ad una situazione storica databile fra gli anni 789-822, cià in base alla citazione nel testo di feudatari di cui si conosce il periodo cronologico in cui operarono: 
De Secontiano. Palumbus de Vico cam uxore et filiis et casa et substantia. Ecclesiam Sancti Leuci cum terra iuxta se. In Ratino, ecclesia Sancti Rufini cum pertinensis quarrr tenet filii Sposae. In Bettigo una petia terrae grandis quam tenent Vasarii. In Castule ad Sanctum Magnum petia I terrue ubi stal unus morus, quam tenet Augastali, et ibi prope alia petia stat nux. In campo Satrano petia I. In Ortucle suptus Sanctam Mariam petia I quam tenet Libraca Pudita. Ad Fistulam de Civitate Marsicana petia I ecc. ecc. (120) . 
  
Traduzione italiana del documento: "... De secontiano. Palombo di Vico con la moglie e i figli e le case e le sue proprietà; chiesa di San Leucio con le terre vicine. In Ratino chiesa di S. Rufino con le sue pertinenze che possiede il figlio di Sposa. In Bettigo un appezzamento grande di terra che tiene il Vasari. In Castulo presso S. Magno un solo appezzamento di terra dove stà un gelso, che tengono gli Augustali; è qui vicino un altro pezzo di terra dove sta un noce. In campo Satrano un pezzo (di terra). In Ortucchio, sotto (la chiesa) Santa Maria, un pezzo (di terra) tengono (la famiglia de) i Libraca Pudita. 
Alla Fistala della Città Afarsicana un pezzo ecc. ecc.... ". Dalla lettura di questo importantissimo documento conosciamo luoghi già noti (nella documentazione medioevale del XIV secolo), ma anche altri di cui non conoscevamo l'esistenza; in particolare Ratino che ora sappiamo che era situato nel piano di S. Rufino, località posta nel territorio comunale di Trasacco, ma nel medioevo appartenuta ad Ortucchio e in cui sono ancora presenti i ruderi della chiesa di S. Rufino (tav. I, 20). Altro toponimo interessante è quello attestato con il Bettigo in cui si puà riconoscere la medioevale Bettoria del XII secolo localizzabile in un'area compresa fra Villavallelonga (Sancti Leaci), il piano di S. Rufino (Ratino) e La Punta di S. Manno (Castulo ad Sanctam Magnum) (121).
 
Ciò che più ci interessa è invece l'attestazione della presenza già a partire dal IX secolo di centri castellati come Castulo, insediamenti fortificati d'altura che naseono nel IX secolo ad opera dei nuovi feudatari franchi che sostituiscono, nel corso del secolo, i gastaldi marsorum longobardi e che danno inizio, già a partire dell'anno 859, alla serie dei Comites Marsorum e quindi alla nascita di una contea dei Marsi (122). A questa presenza del fenomeno dell'incastellamento precedente l'anno mille si contrappone, nel documento, una miriade di possedimenti rurali serviti da chiese che evidenziano una forma di organizzazione e sfruttamento del territorio legata al sistema curtense, molto in voga sotto la dominazione longobarda, basato su fundi (ville-latifondi) di tradizione tardo-antica romana. Certo Ortucla era in quel periodo una domus cultilis cum oratorio, cioè un modesto gruppo di edifici rurali addossato alla chiesa di S. Maria sulla sommità del colle, mentre sui pendii nord-est (dove è ora il municipio e la Ortucchio dei Piccolomini) erano presenti i terreni coltivabili tenuti dalla famiglia dei " Libraca Pudita ". Altri gruppi di insediamenti rurali erano nel piano di S. Rufino (Ratino) e nella Punta di S. Manno, addossati alle chiese di Sancti Rufino e Sanctum Magnum ed abitati dalle famiglie degli Sposa ed Augustali. Inoltre terreni precari, perché occupati dalle alluvioni del Fucino, erano presenti nella località Satrano, posta nel triangolo geografico delimitato dal colle di Ortucchio, S. Manno e il cimitero vecchio di Ortucchio (tav. I) (123).
  
Il dato storico che si ricava dal documento citato è la presenza di domini farfensi nel territorio di Ortucchio nel IX secolo; Ortucla rappresentava la estrema punta meridionale dei possedimenti del monastero di Santa Maria di Farfa nel territorio fucense. Quindi nel IX secolo, ma probabilmente anche nell'VIII, le chiese di S. Rufino in Ratino, S. Magno in Castulo e S. Maria di Ortucchio erano in mano dei monaci di Farfa. A maestranze farfensi si deve probabilmente la stessa edificazione della chiesa di Sanctae Mariae in Ortucla nel corso dell'VIII secolo (forse verso la fine del secolo) con successive modificazioni fino al secolo XI e non più oltre, dato che, nel XII secolo, la chiesa passà nelle mani della Diocesi dei Marsi; alcuni elementi della chiesa farfense, databili fra il X-XI secolo, sono rappresentati dal portale interno e da un bassorilievo (verranno trattati nello studio di Maurizia Mastroddi presente in questo volume). A questa presenza farfense si contrappone già a partire dal X secolo la proprietà terriera dei monaci di Montecassino. Nel 930 la contessa Doda donà ai Cassinesi la chiesa di Sancta Crux in valle Ortuclae  (124), riconoscibile nella attuale chiesa di S. Maria del Pozzo (tav. I, 21) che era posta sulla valle che si apriva ad est di Orlucla, oltre il limite massimo delle acque del Fucino. 
 
La chiesa rimase in mano ai benedettini cassinesi fino alla prima metà del secolo XVI per poi essere conferita come beneficio all'Abate Silverio Piccolomini (125). Sebbene fosse proprietà dei Cassinesi, pur tuttavia essa viene citata nei Sussidi Caritativi della Diocesi dei Marsi (secolo XIV) che ei informano anche della presenza di un villaggio addossato alla chiesa che si chiamava Cerquito: " Terra sita in pertinensiis Vici in loco qui dicitar Cerquito juxta rem Sanctae Mariae de Puteo " (126)
  
Meglio conosciuta è la situazione del XII secolo, periodo in cui vediamo consolidarsi nel territorio fucense la Diocesi dei Marsi ad opera del vescovo Berardo (ora santo locale col nome di S. Berardo). Fu probabilmente su richiesta di Berardo che nel febbraio del 1115 il Papa Pasquale Il rimise con apposita Bolla al vescovo dei Marsi i confini della Diocesi e le chiese relative, fra le quali notiamo: Suncti hfartini in Bettorita, Sancti Arcangeli super Mesulam, Saactae Mariae in Ortucla (127). Successivamente nella Bolla di Clemente III del maggio 1188: Sanctae Mariae in Ortucle, Sancti Quirici, Sancti Cristophori irs Vico (128). Dall'esame delle due bolle papali, in un periodo di 73 anni, si rilevano alcuni cambiamenti dovuti a donazioni imperiali a favore del grande monastero di Montecassino. 
 
Infatti la chiesa di S. Arcangelo sopra Mesula fu donata ai monaci di Montecassino dall'imperatore Lotario nel 1133 (129) ed in seguito ad essi rimase fino alla prima metà del XIV secolo e non oltre, dato che essa viene citata (S. Aegelus) in un documento del 1378 che descrive i beni del Conte Ruggero di Celano: nel documento essa doveva formare, insieme ad altre chiese, il reddito del castello di Castulo (130) . Di questa chiesa, posizionata sulla sommità deI centro fortificato di Alesula, si perdono poi successivamente le tracce nella documentazione archivistica medioevale. Anche la Sancti Quirici in Vico, citata nel 1188 ed appartenente alla Diocesi dei Marsi, passà successivamente ai monaei di Valle-luce (S. Elia Piumerapido-Frosinone) e divenne monastero col titolo di Ecclesia Sancti Quirici ie Marsis in Ortucchio: la stessa viene poi nominata per tutto il secolo XVI finché nel 19 agosto dell'anno 1583 è descritta in rovina "... S. Quirico possiede il Seminario di Pescina, ed è rovinato... " (131). 
 
Successivamente divenne beneficio semplice, ma tuttavia il convento dovette sopravvivere alla distruzione della chiesa tanto da essere utilizzato nel 1608 da una guarnigione spagnola (132) . Resti murari della chiesa-convento di S. Quirico sono ora visibili nella località detta " S. Quirico ", ad ovest della strada " via di Venere " (sul quadrivio posto lungo la strada che collega Ortucchio con Casali d'Aschi). Nel luogo si vedono crolli murari e in particolare un lungo muro in opera incerta medioevale orientato nord-sud, da cui si ricava l'orientamento del complesso cultuale monastico (tav. I, 22). Poche sono le notizie su Ortucla nel XIII secolo ad esclusione del fatto che nel 1270 vi nacque il " D. Joannes de Ortucchio de Aquila, canonicus marsicanus, citramontanis ", che fu uno dei due rettori della università di Bologna negli anni 1316-1317 e precedentemente sacerdote e canonico della chiesa di S. Sabina, cattedrale della Diocesi dei Marsi (132 bis). 
 
    

Note
(120)
Il Regesto di Farfa di Gregorio di Catirso, a cura di I. Giorgi e U. Balzani, Roma 1892, vol. V, doc. n 1280 redatto nel secolo XI, ma riferibile agli anni 789-822, pp. 263-264 e 274-275. Il documento è presente anche nel Cronicoe Farfense, a cura di U. Balzani, Roma 1902, pp. 260-261, 276-277. Palumbo di Vico viene nominato di nuovo in un documento, databile fra l'857-859, presente nel Chronicon Farfeese in cui vengono enumerate le corti possedute dal figlio del conte marso Rainaldo: "... sn comitatu Marsicano filius Rainaldi comitis tenet curtem Transaquas per libellum cam suis pertinensis, et cartem Saecti Leucii coe suis pertinensis, infra civitatem et extra, et villas et alia loca, et servos cum substantiis multis, idest Palumbo de Vico cum filiis et filiabus, et in Oretino, et in Paterno. In Carzoli moeasterium quod dicitur Celle uea ex illis ecclesiis. Ie comitatu Teatino ecc.... ": Chronicon Farfease, cit., p. 250. 
(121)Controversa è l'ubicazione di questo insediamento medioevale di cui abbiamo numerosi richiami nella documentazione archivistica medioevale: nella Bolla di Pasquale II del febbraio 1115, Sancti Martiei ie Battoria, in cui viene descritta fra Vico (Casali d'Aschi), Mesula, Ortucchio e Venere (E. Gattola, Historia Abbatiae Cassinensis, Venetiis, 1734, pp. 32-33); nel Chronicon Vulturnense (a cura di V. Federici, voll. 3, Roma 1925-1940), S. Marie in Bettorita cella (III, 95), S. Felicis in Bettorite et in Appiniani ecclesia (I, 229; III, 95); nei Sussidi Caritativi della Diocesi dei Marsi del XIV secolo, Ia Vectoritu Ab Ecclesia Sancti Quirini, grani cuppas octo.... Ab Ecclesiae Sanctae Mariae mujoris, grani cappas tres (in Di Pietro, op. cit., p. 74). Queste chiese erano ancora vive nel 1378, infatti una S. Marie de Vectorita viene nominata nell'inventario dei beni del Conte Ruggero di Celano, insieme alle chiese di S. Martini (in Bettoria?), S. Angelus (in Castulo o in Mesula?) ed altre chiese che dovevano formare il reddito nel castello principale di Castulo (in L. Palozzi, Storia di Villavallelonga, Roma 1982, p. 64 nota 53). Una S. Martino super vallem transaquanam è citata nel Regesto di Farfa (op. cit., vol. V, p. 299, doc. 1314), ma è riferibile ai ruderi che si vedono sul Colle di S. Martino di Trasacco e quindi non a Bettoria o Vectorita: lo stesso vale per Sancti hfartini in valle Trasaccaea, chiesa situabile alla base dell'attuale convento dei Cappuccini di Luco e citata nella Bolla di Clemente III del maggio 1188 (Di Pietro, op. cit., p. 315). Quindi è difficile ubicare esattamente Battoria, ma dalle indicazioni geografiche offerte dai documenti si puà, in via del tutto ipotetica ed in attesa di documentazioni più valide, ubicare il villaggio medioevale nel quartiere di S. Vittoria (da Vectorità?) di Casali d'Aschi, dove era Ia chiesa di S. Vittoria in cui si potrebbe riconoscere la S. Marria maggiore de Vectorità che col tempo perdette il suo nome originale per poi assumere quello del villaggio durante il secolo XV. '
(122) Nell'anno 859 l'imperatore Lodovico II elevò a Cornites Marsorum i gastaldi di tutta la provincia Valeria "... totius Valeriae provinciae comites instituit... " (Chronicoe Vulturnense, in Muratori, tomo I, parte 2', p. 370).
(123)
II toponimo Satrarso indica in genere terreni acquitrinosi ed argillosi, posti vicini a fiumi o laghi. Nella località di Ortucchio furono visti in passato dei resti murari riferibili ad un fundas (villa rustica romana) tardo-antico e a tombe a cappuccina. 
(124)
Di Pietro, op. cit., p. 269.
(125) Di Pietro, op. cit., p. 270 s. 
(126) In Di Pietro, op. cit., p. 271.
(127) In F. Ughelli, Italia Sacra, 2, tomo I, Venetüs 1717, coll. 962-976; E. Gattola, Historia Abbatiae Cassinensis, Venetüs 1734, pp. 32-33.
(128) Di Pietro, op. cit., p. 315.
(129) Di Pietro, op. cit., p. 253. 
(130) In Leucio Palozzi, Storia di Villavallelonga, Roma 1982, p. 64. 
(131) Bi Pietro, op. cit., p. 269 s. 
(132) Angelo Melchiorre, Profilo storico di Ortuccbio, in AA. VV., hfemorie storiche di Ortucchio, Avezzano 1984, p. 70.
(132bis) L. Colantoni, Giovani da Ortacchio, l'oracolo del sapere, esüatto dall'opera Tre illustri marsi (RASLA, a. XXXIV, 1919), ristampa in AA. VV., hfemorie storiche di Ortucchio, Avezzano 1984, p. 53 ss.

Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe 
 

 

 
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