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I castelli-recinto di Castulo e Archipetra
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
Di questi centri castellati abbiamo documentate notizie a partire dal XII secolo, ma la loro origine va ricercata nel IX secolo, come dimostrato per Castulo citato nel documento farfense precedentemente descritto. Una delle fonti più importanti per la conoscenza di questa classe di insediamenti medioevali nel XII secolo è rappresentata dal Catalogus Baronum, redatto nel 1150 e aggiornato nel 1167 durante il regno di Ruggero II il normanno. 
Il catalogo elenca Conti e Baroni che ottennero dal Re la concessione di terre (feudi) in base ad un accordo che prevedeva che i feudatari si impegnassero a far prestare il servizio militare a un numero di militi corrispondente al valore del feudo. Riguardo alle ragioni storiche che portarono alla nascita del catalogo il Palozzi dice: "... Catalogo dei Baroni o registro della straordinaria forza di difesa arruolata dal Re Ruggero per contrastare la alleanza, formata dopo la seconda crociata, tra Corrado III di Germania e l'imperatore bizantino Manuele Comneno. Il patto prevedeva, fra l'altro, anche l'intesa per un congiunto attacco al regnum normanno. Cosi, tanto per motivi di difesa, quanto al fine di procedere alla leva della magna expeditio, i Re normanni ordinarono l'arruolamento nelle provincie dell'Italia continentale... " (133) . 
In quel tempo la Marsica (De Valle Marsi) era inserita nel normanno Principato di Capua (Principatus Capuae) ed era caratterizzata da grandi feudatari locali, fra i quali spiccano il Conte Raynaldo di Celano e il Conte Rogerio di Albe ed anche i fratelli Simone e Crescenzio di Capistrello che erano feudatari di Castulo e Archipetra: 
 
1113 (De Valle Marsi) Principatus de eadem Comestabulia. 

1113 - Symon Capistrelli dixit quod tenet in 1IIarsi medietatem Castuli quod est pheudum ij militum, et Joe quod / est (pheudam) ij militum, et Templum in Marsi quod est pheudum j militis, et Sparnasium quod est j militis, / et Bisignum quod est pheudum iij militum (Hec omnia sunt castella in Marsi). Una sunt de proprio pheado suo / milites ix et augmentum eius sunt milites x. Una inter pheudum et augmentum obtulit milites xviiij et seroieetes xx. 

1114 - Crescentius Capistrelli frater jamdicti Symonis tenet sicut dixit Capistrellum quod est ie Afarsi et est pheudum / iij militum, et medietatem Castuli qaod est pheudum ij militum, et Archipetram quod est (pheadum) j militis, et Collem / Asigii quod est pheudum j militis et Canistrum quod est pheudum j militis. Una sunt pheuda militum ix et / augmentum eius sunt milites x. Una inter pheudum et augmentam obtulit milites xix et servientes xx (134)


Nel documento vediamo apparire numerosi centri castellati posti nelle valli Roveto, Nerfa e Giovenco e sulle alture orientali del bacino fucense. Simone di Capistrello aveva: metà di Castulo che era feudo di due militi (sito nel colle detto " Castello " di Ortucchio); Joe che era feudo di due militi (l'attuale Gioia Vecchio); Templo un milite (sito nell'altopiano di Templo di Gioia dei Marsi) ; Sparnasio (l'attuale Sperone Gioia dei Marsi); Bisigno feudo di tre militi (sul sito dell'attuale Bisegna). Crescenzio di Capistrello, fratello di Simone, aveva: Capistrello che era feudo di tre militi (l'attuale Capistrello) ; metà di Castulo che era feudo di due militi (cit.); Archipetra che era feudo di un milite (sul colle Balzone di Arciprete Ortucchio) ; Colle Asigii, un milite (località La Torre, lungo la strada fra Castellafiume e Capistrello Capistrello); Canistro feudo di un milite (l'attuale Canistro). Ciò che appare dall'esame dei feudi di Simone e Crescenzio di Capistrello è la preminenza del castello-recinto di Castulo, feudo diviso fra i fratelli che ne avevano una metà a testa, quindi del valore di quattro soldati (iiij). 
 
Calcolando che ogni soldato era relativo ad una rendita annua di venti once d'oro del feudo, Castulo rendeva dunque 80 once d'oro fra il 1150 e il 1167 ed aveva una popolazione che si aggirava sui 500 abitanti (135). Ben diversa è la situazione di Archipetra, castello posseduto da Crescenzio, feudo di un solo soldato (j) e quindi con rendita annua di sole venti once d'oro e una popolazione di circa 125 abitanti. I soldati citati nel Catalogo dei Baroni dovevano però essere seguiti da scudieri o armigeri ben armati e muniti di cavalli ed anche da servienti a piedi (i fanti). Castulo, feudo di quattro militi, doveva dunque dare in caso di guerra quattro milites ben armati ed a cavallo, seguiti da otto scudieri muniti di cavallo e da un certo numero di fanti. Archipetra invece dava un miles seguito da due scudieri e diversi fanti (136). 
Dall'esame dei due castella si può calcolare la densità della popolazione soggetta al potere feudale (ad esclusione dei possessi monastici e del clero secolare) nel territorio di Ortucchio del XII secolo d. C., che è stimabile sulle 625 anime circa e con una rendita annua complessiva di 100 once d'oro. Dove erano questi due castella? 
 
Per Archipetra tutti gli autori sono d'accordo nel situarlo nella località di Arciprete di Ortucchio (137); per Castulo invece si prospettano diverse localizzazioni che vanno dal territorio di Collelongo (138) a quello di Lecce dei Marsi (139). In realtà gli studiosi non conoscevano bene la documentazione archivistica medioevale, che evidenzia la vicinanza di Castulo alla chiesa di S. Magno e che lo pone, nel XIII secolo, fra Vico (Casali d'Aschi) e Arciprete (che citeremo in seguito). 
  
Il luogo dove sorse Castulo è riconoscibile sul colle denominato " Castello " che si erge a un km in linea d'aria, verso est, dalla sommità del M. Praticelle e a 450 metri dall'incrocio della Strada 29 del Fucino con la circonfucense (tav. I, 23). Sul colle, posto alla baste di M. Pietrascritta, si notano numerosi crolli e resti murari di opera incerta medioevale che interessano la sommità e il declivio est della collina (tav. XXIX). Oltre alla presenza di numerose tegole, in superficie si raccolgono molti frammenti fittili relatîvi a giare e ceramica invetriata per lo più relativa ad olle munite di una o due anse a nastro; non mancano frammenti di maioliche a più colori e mattoni rettangolari relativi a pavimentazioni (140) . 
 
Dall'insieme delle poche strutture murarie conservate si può intuire la forma insediamentale del tipo castello-recinto con tipica struttura a triangolo, con vertice occupato dal mastio, in questo caso rappresentato da una torre-cintata. Infatti sulla quota 774 sono presenti resti, in fondazione, di una torre a base quadrata difesa sul lato a monte (sud) da due fossati ricavati sulla roccia del pendio; sul versante nord si nota un fossatello interno che divideva la tonecintata dall'insediamento addossato al mastio. Su tutto il settore ovest e su quello nord, l'abitato era difeso da strapiombi rocciosi che rendevano arduo un attacco diretto. L'ingresso doveva aprirsi sul versante est, dove attualmente entra il sentiero che proviene dal piano sottostante di Satrano e che anticamente permetteva il collegamento del centro con l'insediamento rurale di Ortucchio. Castulo insieme ad Archipetra viene nominato poi successivamente in un diploma di Carlo I d'Angià, dato da Alife il 5 ottobre 1273, in cui risulta posto fra Vico e Arciprete e eompreso con gli altri centri marsicani nel Giustizierato d'Abruzzo oltre il fiume Pescara: 
     Justitiariatus aprutii ultra flumen piscarie 
Die Joois.quinto mensis octubris II' Indictionis apud Alifiam. de Mandato domini Regis. Justiciariatus Aprucij Divisus est in duas partes. Videlicet a flumine Piscarie ultra factus est Justitiarius Egidius de sancto Liceto miles, cuius commissio inferius denotatar, et citra flumen piscarie factus est Justiciarius Petrus de Tyonoilla miles. prout in talibus commissionibus designatur. Karolus dei Gratia Rex sicilie etc. Egidio de Sancto Liceto militi etc. de fide et legalitae tua confisi te Justitiarium Aprutij ultra flumen piscarie. I...7 Nomina oero terrarum Jasticiariatus ipsius sunt hec zidelicet. Ortona cum carreto. Asclum. Sanctus Sebastianus. Speronasinum. Licium. Vicam. Castulum. Archipetra. Venere. Civitas Marsie. Piscina cum casale comitis accerrarum. for þ chi. turris passarum. agellum. pazanum. sanctus petitus. sancta eugenia. ovinolum. Rocca de medio. paternum. Castellum novum. alba cum Capella. avezanum. lapeena. lucis. Trasaque. Carcium cum villis. Toranum z allis sorana. Civitas antime. Castellum novum. Leonum. Balianum. Morreum. Rocca de Vivo. Rendinaria. 11feta cioitella. Castrum. Capranica. pesclum canale. Capistrellum. et Califanum. Moranum. castrum de flumine. Girofalcam. Curcumellum. Petra de s ernula. Cappadocium. Bonopanum. auricula. Rocca de Cerro. Intermontes. altum sancse Marie. Castellum uetus. et scanzanum. Sanctus donatus. Tigularium. podium. Sanctus michael. Tallacocium. Moranum. Spedinum. Rocca de cerro. et collis longus. pontes. Sculcula. cum casalibus. Tufum. celle. Petra sicca. podium siginolfi. Berreche. Mons falconus. vallis bona. podium de z iano. cioitas carsoli etc etc.
(141).
 
Nel secolo successivo (XIV) Castulo si trovò ad essere oggetto di discordie fra i monaci cistercensi di S. Maria della Vittoria e il conte Roggiero (II) di Celano. Di questi contrasti parla il Brogi: "... [Roggiero] aveva coi monaci di S. Maria della Vittoria una questione, che tutto di si inaspriva per reciproche violenze e rappresaglie circa il possesso o confinazione delle terre Lecce e Castulo. Ruggiero ricorse al re e a sostegno delle sue buone o cattive ragioni che fossero, volgendo la sua causa a quella del pubblico bene, mostrò con abilità e facondia la necessità di porre freno all'esuberante potenza monastica e di provvedere all'indipendenza e tranquillità dello stato. 
 
Il re in séguito di questo memoriale pubblicò il detto capitolo enunciandovi l'ordinanza, colla quale confermà a Roggiero il dominio e il possesso di Castulo. I monaci fecero anche ricorso al re [Roberto] esponendo le molestie, i soprusi e le violenze che da Roggiero ricevevano per il possesso delle terre Lecce, Gioia e Vico. E le loro lagnanze dovettero essere provate, perché poco dopo la surriferita ordinanza ottennero (an. 1333) un diploma che loro confermò il dominio e possesso di quelle terre ...(142) . Della vitalità e importanza del castello-recinto di Castulo sul finire del secolo XIV è prova un documento del 1378 in cui sono indicati i luoghi che erano tenuti al pagamento dell'adoa (143) al Conte Ruggero (II) di Celano; fra questi sono citati S. Maria, S. Martini, S. Angelas e S. Marie de Vectorita, che erano tenuti a formare il reddito nel castello principale di Castulo (144). 
 
Nel secolo XV di Castulo non si sente più parlare e cià va messo in relazione a quel fenomeno di sinecismo che portà alla nascita del centro storico di Ortucchio e di cui parleremo in seguito. Sulle chiese poste in Castulo e nel suo territorio il Di Pietro dice: "... avea la Chiesa di S. Magno, di S. Nicola e di S. Angelo colà riedificata dopo la distruzione di Mesula. [...] Leone Ostiense dice: Qui etiam nobilis vir de Marsorum Prouincia Guidolfus filius Gueltoeis, tradidit in hoc loco omnem substantiam juris sui quam ie eadem Proviecia possidere videbatur, et duas Ecclesias sibimet pertinentes, idest Ecclesiam Sancti Thomae in Pertuge, et Sancti Magni ie Castulo, cum omnibus eoram pertinensis atque rebus. 
  
Di questa Chiesa si parla pure nella Bolla di Gregorio IX. Fatta nell'anno 1236 per la prestazione dei diritti Episcopali da farsi dall'Abate e Convento di Casamara al Vescovo dei Marsi per le Chiesa di S. Nicola di Cappelle, di S. Rufino in Arciprete, di S. Magno e di S. Nicola in Castulo ... (145). 
La chiesa di Sancti Magni in Castulo, dopo l'accertato possesso farfense per i secoli IX-X, passà per donazione di Guidolfo figlio di Gueltone nell'XI secolo nelle mani dei benedettini cassinesi: anche la Jamison ci informa che "... The church of S. Magnus in Castuli belonged to Monte Cassino (R.D.M., 1013)... " (trad. ital.: " La chiesa di S. Magno in Castulo dipendeva da Monte Cassino "), ed oltre "... St. Rep. Cast., p. 122, n 223, where the Domus Curie at Trasacco are to be repaired by the men of that place and of Archipresbitere and Castuli... " (trad. ital.: " dove le case della Curia a Trasacco debbano essere riparate dagli uomini del posto e di Arciprete e di Castulo (146) . Successivamente, forse nel XIV secolo, la chiesa insieme a quella di S. Rufino di Arciprete, fu attribuita al monastero di Casamari con dipendenza dalla Diocesi dei Marsi; infatti le due chiese sono citate nell'elenco dei Sussidi Caritativi della Diocesi dei Marsi del secolo XIV: Ab Ecclesia Sancti Ruphini, et Sancti Magni in Archipetra, bacellas sex "'. Questa sudditanza delle due chiese al Vescovo dei Marsi è dimostrata anche dalla Bolla di Gregorio IX, già citata (Di Pietro), in cui compare, oltre S. Rufino in Arciprete e S. Magno in Castulo, anche una S. Nicola in Castulo. Quindi oltre la più citata Sancti Magni in Castulo posta sui resti del santuario di Giove e i figli Dioscuri sulla Punta di S. Manno, alla base nord-est di M. Praticelle (tav. I, 6; tav. Il, 1), Castulo aveva anche la chiesa castrale di S. Nicola, probabilmente inserita nell'interno del recinto murario, ed anche la chiesa di S. Angelo posta nel suo territorio al confine con il feudo cistercense di Lecce, sul Colle di Mesula e che in passato era detta S. Arcangelo sopra Mesula (147). 

A differenza di Castulo, Archipetra compare nella documentazione medioevale solo a partire dal XII secolo col Catalogus Baronum, ma cià è dovuto essenzialmente alla mancanza di uno studio accurato delle fonti monastiche. Il piccolo castello-recinto è situato sulla quota 808, al di sopra della grande cava della località " Balzone " posta sul margine ovest della valle di Arciprete (tav. I, 24). Gli storici marsicani posizionarono il centro medioevale in Archipetra nella valle di Arciprete senza perà riconoscerne il sito esatto ed i resti murari; cosi anche la Jamison che dice: "... Arciprete on the S. edge of the Fucino, E. Trasacco " (trad. ital.: " Arciprete al limite sud del Fucino, ad est di Trasacco ") (148). 

Il colle è ora denominato " la Torretta " ed è interessato dalla presenza di due cinte murarie relative a due diverse fasi delle fortificazioni del colle (tav. XXX). Infatti si notano i resti, conservati per un solo filare in elevato, di una recinzione in opera poligonale di I maniera di un piccolo castellum italico che aveva una circonferenza muraria di circa m 170; la superficie interna ha forma ovoidale e presenta difese naturali rappresentate da balzi rocciosi sul versante nord. All'esterno, sui lati sud, est ed ovest, sono visibili i resti di un fossato scavato nella roccia, quasi del tutto riempito dal crollo della cinta medioevale sovrastante ad esclusione del lato sud-ovest dove conserva una profondità di m 2,50 circa. 
 
Nell'interno ed all'esterno si notano scarsi frammenti di tegulae e ceramica acroma con forme riferibili a dolia e grandi olle. L'ingresso al circuito murario è individuabile sul margine sud-ovest, costituito da resti che accennano una porta del tipo a corridoio interno obliquo. La recinzione medioevale, posta a circa m 5,90 verso l'interno rispetto al muro poligonale, è caratterizzata da una pianta più grande che racchiude anche gli strapiombi rocciosi del lato nord (tav. XXX). Ben conservato è il settore sud della recinzione con muro in opera incerta medioevale (di spessore di circa m 1,40) e con torre che funge da mastio sul margine sud-ovest. La torre in opera incerta medioevale è impostata a metà del muro di cinta ed ha una pianta . rettangolare di m 5,48X5,10 con spessore di m 1,40; il muro sud è quasi del tutto scomparso ad opera di qualche contadino ortucchiese che in età recente ha utilizzato il vano interno della torre (conservato per un'altezza di m 2,50) come capanno per attrezzi. Sul versante nord si notano numerosi tagli artificiali della roccia del pendio, realizzati per la messa in piano di abitazioni di cui rimangono anche i crolli dell'apparato murario e del tegolame di copertura. 
 
Numerosi sono i frammenti fittili relativi a ceramica acroma o invetriata medioevale; non mancano frammenti di maioliche ed anche mattoni relativi a pavimentazioni. Nel loro insieme le strutture murarie conservate danno l'idea di un castello-recinto con pianta ovoidale condizionata in parte dalla preesistente fortificazione italica. Ai resti della collina, ed in particolare alla torre, fanno riferimento il Di Pietro (150)  e il Corsignani (151) con i nomi di Casamurata e i Torrioni di Casanuova. Quanto all'origine del nome Archipetra esso deve essersi formato in basso, nella valle di Arciprete, e va messo in relazione alla presenza di resti monumentali di qualche acque dotto o di arcature di edifici pubblici di Anxa che diedero origine al toponimo alto-medioevale di Archipetra = luogo degli Archi di pietra. 
 
Il nucleo rurale dove potrebbe riconoscersi il luogo di frequentazione medioevale è rappresentato dall'attuale casale rustico di Areiprete, dove accantoad edifici adibiti a stalle si nota una costruzione a pianta circolare riferibile ad una torre o un faro medioevale (tav. I, 25); forse al casale fa riferîmento il Corsignani quando parla della Cuppelluccia che era feudo rustico dei baroni di Balsorano (152) . Riguardo alle chiese di Archipetra, l'unica chiesa rurale era rappresentata dalla già citata S. Rufino in Ratino, posta sul piano di S. Rufino (tav. I, 20) e appartenuta nei secoli IX-XI a Farfa, per poi passare al monastero di Casamari ed essere aggregata, insieme a S. Magno in Castulo, con la bolla di Gregorio X del 1236, alla Diocesi dei Marsi (153) . Nella località doveva essere presente, dal medioevo fino al prosciugamento del Fucino del Torlonia, una torrefaro descritta per l'ultima volta dall'Agostinoni: "... dalle torri vicine, dalle montagne che serrano intorno il breve piano [di Arciprete] fino al faro spento di S. Rufino a sinistra...(154) . Il feudo di S. Rufino fu diviso successivamente fra i conti di Celano e il monastero di Casamari, fino al 4 aprile del 1591 quando, fra i beni venduti ai Peretti dall'ultima erede dei Piccolomini, Costanza, sappiamo che: "... Il feudo di Santo Ruffino concesso dal signor duca Alfonso felice memoria a Bensivenuto di Trasacco, con peso ogn'anno a mesura di quattro some di grano; qual feudo confina col feudo d'Arciprete et li confini di Trasacco... " (155). 
  
   

Note
(133)L. Palozzi, Storia di Villavallelonga, cit., p. 46.
(134) Evelyn Jamison, Catalogas Baronam, nella serie " Fonti per la storia d'Italia ", Roma 1972, p. 217 s.
(135)
Per il computo delle rendite dei feudi normanni vedi il Palozzi, Storia di Villavallelonga, cit., p. 52. 
(136)Per l'analisi del servizio militare nel Catalogus Baronum, vedi L. Palozzi (opera citata a nota 130), p. 52.
(137)Il Febonio, Corsignani, Di Pietro ecc.; anche la E. Jamison, Catalogas Baroeam, cit., p. 218.
(138) Per il territorio di Collelongo, il Di Pietro, op. cit., p. 253. Per Ia località di S. Castro Amplero, di Collelongo -Ortucchio, Walter Cianciusi, Collelongo, Teramo 1972, p. 54; l'autore riferisce le parole del padre, Luigi Cianciusi, che localizzava Castulo a S. Castro in base ad un falso accostamento etimologico data la presenza del toponimo di S. Castro = Castulo. In realtà il toponimo attesta la presenza di una chiesa di S. Casto, successivamente volgarizzata in S. Castro (per la chiesa di Amplero vedi la nota 29 di questo studio). 

(139)
La E. Jamison, op. cit., p. 217 nota 3: "...Il Castello occupyng high ground just S. of the Passo della Fontecchia, and 3-4 km S.W. Gioia Vecchio and 8 km S,E. Regione Arciprete... " (trad. ital.: " Il Castello è posto in un altipiano proprio a sud del Passo di Fontecchia e a 3-4 km a S/O di Gioia Vecchio e a 8 km a S/E della Regione Arciprete ").
(140)
Per l'identificazione esatta di Castulo vedi G. Grossi, L'assetto storico ecc., cit., p. 171, n 34. 
(141) Il diploma angioino è nell'opera di Nunzio Federico Faraglia, Saggio di corografia abruzzese medioevale, Napoli 1892, p. 75 s.
(142)Tommaso Brogi, Lu Marsicu antica medioevale, Roma 1900, p. 369 s.
(143) L'adoa era una speciale tassa feudale dovuta alla Real Camera; A. L. Antinori, Corografia storica degli Abruzzi, manoscritti nella Biblioteca Provinciale di L'Aquila " Giustino Fortunato ", vol. 26.
(144)Archivio Barberiei (indice II 1944 a-b), Feudi e Stati di Regno: Celano e Pescina, ff. 32, 33, 36, 40, 41, 47, in Biblioteca Apostolica del Vaticano (Città del Vaticano) ; anche in L. Palozzi, Storia di Villavallelonga, cit., p. 64 nota 53. 
(145) Di Pietro, op. cit., p. 252.
(146) E. Jamison, op. cit., p. 217 nota 3. La chiesa di S. Magno in Castulo viene nominata in un documento conservato nell'Archivio della Abazia di Montecassino (Ca. 51, fa. III, n' 1) in cui vengono descritte, con apposito elenco, le chiese marsicane dipendenti dal monastero cassinese alla fine del XIII secolo: "... 1013. S. Magni in Castuli. "; citato nell'opera del Sella, Rationes decimarum Ifaliae (vedi la nota 156 bis), p. 56. 
(147) Di Pietro, op. ctt., p. 274.
(148) Vedi le note 128-129.
(149) E. Jamison, op. cit., p. 218 nota 3.  
(150)Di Pietro, op. cst., p. 272. 
(151) Pietro Antonio Corsignani, Reggia Marsicana, oovero Memorie topografico-storiche, Napoli 1738, vol. 2', libro III, p. 723. 
(152) Corsignani, op. cit., p. 723. 
(153) Di Pietro, op. cit., p. 252.
(154) Emidio Agostinoni, Il Fucino, Bergamo 1908, p. 63.
(155) In E. Celani, Una pagina di feudalismo, Città di Castello 1893, p. 25. 
 

Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe 
 

 
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