Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - Ortucchio dai Conti di Celano ai Piccolomini

Ortucchio dai Conti di Celano ai Piccolomini
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi)  maggiori info autore

 

Dall'alto-medioevo fino alla prima metà del trecento, Ortucchio si identificava con la storia della sua chiesa di Sanctae Mariae in Ortucla di fondazione farfense e successivamente passata alla Diocesi dei Marsi. Le descrizioni dei documenti, precedentemente esaminati, ci parlano di un piccolo abitato addossato alla chiesa e circondato da modesti campi coltivati. Questa situazione di precarietà e povertà economica, ampiamente documentata anche nei Sussidi Caritatioi della Diocesi dei 3farsi del secolo XIV, era dovuta ad una ideologia economico-religiosa legata a limitati bisogni, alle elemosine, al celibato che portà, insieme a guerre ed epidemie, alla diminuzione della popolazione e quindi delle braccia lavorative. Una economia da sussistenza che portava alla produzione del solo prodotto necessario alla sopravvivenza della comunità della pieve; che non concepiva una economia di scambio ed anche una accumulazione di prodotto di riserva che avrebbe permesso di superare le crisi stagionali, le epidemie, le guerre ecc. (156) . 
 
Questa condizione economica, fortemente aiutata dalla forma-mentis religiosa medioevale, portò con il sistema curtense e con i grandi possedimenti monastici ad un impoverimento del territorio e della popolazione che in esso viveva. Insieme alla documentazione dei Sussidi Caritativi, databili entro il primo ventennio del trecento, un altro documento serve a chiarirci la situazione di Ortucchio, con particolare riferimento al clero della chiesa di S. Maria de Ortucla. Nell'opera del Sella, Rationes decimarum Italiae, vengono descritte le condizioni della gestione delle decime da parte del clero, riferibili nel loro complesso alla decima dell'anno 1324. Al numero 565, il rettore e i clerici sono dichiarati insolventi nel versamento della decima: "... 565 Rectores et clerici de Ortucla... ". Più oltre, al numero 637 è registrato: "...Die V' mensis praedicti dompnus Nicolaus canonicus / S. Marie de Ortuclis solvit dictis subcollectoribus pro / decimu huius anni VII' indictionis pro ipsa ecclesia et / cappellis sibi immediate subiectis in urgento carlenis / duobas per tarenum computatis tar. decem... " (trad. ital.: "... Il giorno 5 del mese predetto, il Signor Nicola, canonico di S. Maria di Ortucchio pagà a detti incaricati della riscossione della decima di quell'anno, dopo la settima intimazione, per quella chiesa e per le cappelle ad essa immediatamente soggette, due carlini in argento del valore di 10 tarini ") (156bis). 
  
L'isolamento e la caratteristica tutta rurale di Ortucchio viene a rompersi verso la seconda metà del trecento con l'arrivo ad Ortucla di genti che provenivano dai centri rurali vicini; Cerquito, Mesula, S. Quirico, Arciprete e S. Rufino. La ragione di questo fenomeno di sinecismo, che si concluse alla metà del quattrocento con l'arrivo degli abitanti di Castulo, fu dovuto alla presenza sul colle di Ortucchio di una grande torre quadrata da poco impiantata (forse da Ruggero II di Celano) e legata ad un porto di chiara ispirazione feudale. 
La sicurezza offerta dalla gran de torre, poi riutilizzata come mastio nel castello Piccolomini, e la nuova realtà economica attestata dalla presenza , del porto, influì sulla fase di abbandono degli insediamenti rurali viciniori al colle-isola di Ortucchio. Questa nuova fase dell'insediamento di Ortucchio viene confermata anche dalla chiesa di S. Maria, che subisce i primi rifacimenti che portarono alla creazione delle tre navate che oggi vediamo ed anche alla risistemazione del portale alto-medioevale con l'inserimento del nuovo portale ad arco ogivale di stile siciliano proveniente da una delle chiese benedettine degli insediamenti rurali abbandonati (157). 
  
L'accresciuto bisogno di proteggere la popolazione presente o anche per puri calcoli militari e strategici, portarono successivamente i Conti di Celano a creare intorno alla torre un vero e proprio castello. La tipologia del primo castello, con pianta trapezoidale ornata di torri a U, molto vicina alla cinta del castello di Celano, fa propendere per un intervento del conte Pietro di Celano e successivamente di Lionello Accrocciamura. E' proprio con Lionello di Accrocciamura, marito di Jacovella di Celano, che il nome di Ortucchio come abitato compare nella storia feudale. Infatti in un elenco fatto compilare dal re Alfonso d'Aragona nell'anno 1445 per la riscossione delle tasse sui baroni, vediamo le terre e i castelli che Lionello possedeva: "... In Abrazzo ultra: Cupistranum, Celanam, Robus, Ominolam, S. Petitus, S. Eugenia, Agellum, Pescina, Spironasinam, Ortucchium, S. Sebastianus, Urniz iurn, Caropelle cum baronia, Civitas Mastre, Caspium, Castrum agri, S. Stephanas, Calasium, Rocca Curculum, Colle armille, Lecce, Ioa... " (158). 
  

Dall'elenco notiamo che non vengono più citati i feudi di Custulo e Archipetra segno evidente del loro abbandono a favore di Ortucchio ormai avviato a diventare il centro castrale più importante del Fucino orientale. Dopo la morte dell'Accrocciamura il feudo passò alla moglie Jaeovella, figlia del conte Nicolò di Celano, la quale entrò subito in conflitto col degenere figlio Ruggiero Accrocciamura detto anche Roggierotto. Il dramma familiare, che portò alla fine della serie dei Conti di Celano, ebbe come teatro più infame il castello di Ortucchio dove fu rinchiusa Jacovella e dove "...vinta e imprigionata, sofrì lungamente in queste mura e perdonò. Prigioniera ancora, scrisse pietosamente al Papa perché arrestasse i suoi che scesi in campo assalivano la Marsica per toglierla al figlio snaturato. Ma la lettera non valse per lo scaltro Pio II. 
 
I suoi partigiani, condotti da Napoleone Orsini, assediarono il castello infamato che solo poco prima s'era schiuso alla misera madre, lo vinsero, lo distrussero; e con esso fu spento il dominio della dinastia che affogò nel sangue del suo ultimo rampollo legittimo Ruggierotto finito presso il torrente Pratola dalla spada cavalleresca del conte Alfonso Piccolomini e dal colpo di grazia del tronconiere Duca Marino... " (159). Dopo la fine di Roggierotto il feudo di Ortucchio passò nelle mani di Antonio Piecolomini, nipote del pontefice Pio II, nell'anno 1464. Da un atto di conferma che il re aragonese Ferdinando I fece nel 1484 al Piccolomini (che nell'anno 1461 si era sposato con la figlia del re, Maria), conosciamo i feudi della contea di Celano: "...Celano, Agello, S. Eugenia, Paterno, S. Petito, Ooindoli, Robori, Cerchio, Colle Armeno, Pescina, Città marsicana, Venere, Castel oico, Ortucchio, Arciprete col piano di S. Rufina dello stesso territorio, Luco col diritto di pesca, Bisegna, S. Sebastiano, Archio, Speron d'asino, Cucullo, Licio, Baronia Subreco, Castel Gagliano, Custel vecchio, Secenari, Castel d'Ilerio, Gordiano Siculi...(160). 
 
Fu solo sotto Antonio Piccolomini che Ortucchio assunse l'aspetto di un vero centro fortificato medioevale "... con ottima simmetria con Torrioni ben fatti con quattro Porte, e con Borghi magnifici in parte circondati dal Fucino. Il suo forte Castello, formato di pietre quadrate, e custodito da un profondo Vallone... " (161). Elemento determinante del nucleo urbano fu il nuovo castello che il Piccolomini costnd riutilizzando in gran parte i resti murari (ancora ben evidenti) del precedente castello dei Conti di Celano. 
Pur tuttavia il Piccolomini, nella iscrizione del castello, ha la presunzione di affermare di aver costruito il castello dalle fondamenta (diamo qui la trascrizione esatta dell'iscrizione posta all'ingresso del castello): 
Antonias.Picholomineus. de. Aragonia. Amal fiae.dux. 3 - atq(ue) .Celani.comes.Regni. Siciliae. magister iusticiari us.Ad conservandum.in. of fitio.oppidanos.hanc. 7 - arcem.extruxit. ( - ). a. f undamentis. .M.CCC.LXXXVIII. 

L'iscrizione (fig. 38), riportata erroneamente da altri autori, presenta nel terzo rigo dopo atq una 3 (e rovescia medioevale), mentre nel settimo rigo, dopo extrurit, fra due punti è il simbolo della mezzaluna dei Piccolomini. 
Il senso dell'iscrizione e le implicazioni politiche della presenza dei Piccolomini nella Marsica vengono ben descritte dal Melchiorre: "... E' appunto il Piccolomini a terminare, nel 1488, la costruzione del castello "per mantenere i terrazzani all'obbedienza", quasi contemporaneamente alla costruzione di un altro castello, quello di Avezzano, anche esso innalzato da Virgilio Orsini "a sterminio dei sediziosi". La costruzione quasi sincrona di questi due castelli rappresenta - secondo lo storico aquilano Raffaele Colapietra - un momento fondamentale per la storia di tutta la Marsica, la quale - rimasta culturalmente omogenea per secoli e secoli (nonostante le lotte politiche e dinastiche, la segmentazione feudale, le difficoltà di comunicazione) - viene a perdere la sua unità culturale proprio in quegli anni, quando da una parte i Conti di Albe e Tagliacozzo (Orsini e Colonna) indirizzano la loro politica armentaria verso l'Agro Romano, e dall'altra i Conti di Celano si orientano decisamente per la pastorizia transumante in direzione della Puglia. 
 
Ortucchio ed Avezzano vengono, dunque, a rappresentare i termini estremi dell'una e dell'altra politica; i "terrazzani" da mantenere nell'obbedienza e i "sediziosi" da sterminare non sono altro che gli agricoltori di Avezzano e i pescatori di Ortucchio, entrambi vittime inermi della nuova e differenziata politica armentaria dei grandi feudatari... " (163). Il castello dunque non rappresentava una difesa dai nemici esterni ma era diretto al controllo degli oppidanos (gli abitanti del borgo-fortificato) di Ortucchio, che erano contrari alla politica armentaria dei Piccolomini-Aragonesi. Ben diversa è la situazione in due centri della valle del Giovenco, Bisegna e S. Sebastiano (geograficamente ed economicamente inseriti in una realtà pastorale) in cui moltissime iscrizioni e simboli (della mezzaluna) databili alla seconda metà del quattrocento, inneggiano ai Pîccolomini con frasi di aperta ostilità verso altre figure di feudatari locali (164). 
 
Questa feudale ostilità verso gli Ortucchiesi è testimonianza dalla divisione operata fra il castello e l'abitato con il fossato e la presenza di molte bocche da fuoco incrociato rivolte verso l'ingresso ed il borgo; ben evidenti sono anche gli stemmi che evidenziano le proprietà acquisite per matrimonio fra Piccolomini e Aragonesi; si notano infatti le mezzelune dei Piccolomini inserite su croci (legame col papato) e le campiture con gigli e " t. " degli Aragonesi. 
       

Note
(156)
Gabriele Pepe, Il medioevo barbarico d'Italia (6' edizione), Torino 1977, p. 264.
(156bis)
P. Sella, Rationes decimarum Italiae: Aprutium-Molisum, " Marsia ", II, Città del Vaticano 1936, p. 30 e p. 35; a p. 47 vengono nominate le cappelle e le chiese che dipendevano, per la riscossione delle decime, dalla chiesa di Ortucchio ed in particolare, per il 1324, dal canonico Nicola: "... ECCLESIE DE URTICULIS: 811 Ecclesia S. Mariae [di Ortucchio] 812 Ecclesia S. Stefani de Forsis [Forme] 813 Solvit. Ecclesia S. Petri de Custulo [Castulo) 814 - Ecclesia S. Lucie de Magrano [Magliano] 815 Ecclesia S. Petri de Bottis [Rocca di Botte] 816 Ecclesia S. Thome de Accesis [Cese?] Cappelle S. hfariae saprascritte 817 Ecclesia S. Nicolai de Avezzano 818 Ecclesia de Cissis (CeseJ, ecclesia S. Afariae de monte de Avezzano 819 Solvit. Ecclesia S. Pauli [di Pescasseroli] 820 Ecclesia S. Andreae, ecclesia S. Leonardi, ecclesia S. Afarie Tranqailli de Pesculo Asseruli... ". 
A proposito della struttura della fiscalizzazione medioevale ed in particolar modo sulle decime, il Palozzi afferma: "... I feudi in quel tempo avevano una doppia dipendenza; infatti, gli abitanti utilizzavano le terre regie assegnate al Conte o al Barone, ma anche quelle di cui disponevano le Chiese. Sicché, dovevano corrispondere, sia le collette (tasse sulla rendita) ai feudatari - che in quota parte le avrebbero riversate, quale adoa, alla Real Camera - sia le decime (tasse sul raccolto) ai parroci, che in quota parte le avrebbero riversate alla Santa Sede, tramite il Vescovo della Diocesi... ": L. Palozzi, Aspetti feudali e fonti demografiche di Aschi nel periodo medioevale e moderao: 1150-1815 ", in AA. VV., Casali d'Aschi ieri e oggi, cit., p. 63. Questa eccessiva forma di tassazione bipolare portà ad un ulteriore immiserimento delle classi popolari ed alla nascita dei primi conflitti sociali, che si verificarono in Italia meridionale ed Ortucchio, verso la seconda metà del XV secolo e che portarono, nel secolo successivo, alla rivolta napoletana di Masaniello. '" Forse dalla Santa Crux in valle Ortuclae; per il portale vedi lo studio della Mastroddi in questo stesso volume.  
(157)Forse dalla Santa Crux in valle Ortuclae; per il portale vedi lo studio della Mastroddi in questo stesso volume. 
(158) T. Brogi, La Marsica ecc., cit., pp. 389-390.
(159) Agostinoni, op. cit., p. 72. 
(160) T. Brogi, op. cit., pp. 405-406.
(161)' Corsignani, op. cit., p. 721. 
(163)Angelo Melchiorre, Profilo storico di Ortucchio, in AA. VV., 11femorie storiche di Ortucchio, Avezzano 1984, p. 68 s. 
(164) In particolare a Bisegna in un portale è rappresentata una colonna (simbolo dei Colonna) schiacciata da una mezzaluna dei Piccolomini e con iscrizione in latino che dice (trad. italiana) " la fortuna aiuta gli audaci "; in un'altra una mezzaluna con scritta viva, quindi da interpretare come " viva i Piccolomini ".
 

Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe
 


  


Pagina: 1/2 Pagina sucessiva\
Sei in: - STORIA - Ortucchio dai Conti di Celano ai Piccolomini

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright