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Chiesa S. Orante
Testi a cura del Arch. Maurizia Mastroddi  maggiori info autore
 

 

 

  

 

 

 

  

 

     

 

 

  

  

  

  

   

  

La chiesa di S. Orante ad Ortucchio è sorta sulla base di un'opera poligonale di III e IV maniera risalente aI III-II secolo a.C.Si ritiene sia stata edificata, verso la fine dell'VIII secolo, da maestranze farfensi (1) e che il suo nome originario fosse S. Maria in Ortucla o Ortuchís (2). In questa fase di costruzione l'edificio era probabilmente ad una sola navata corrispondente a quella centrale della chiesa attuale, aveva due aggiunte rispetto alla preesistente base megalitica: la torre campanaria sulla sinistra della facciata e l'abside quadrangolare in fondo alla navata. Sulla destra della navata si può supporre esistessero dei locali di servizio, una sacrestia ed il braccio di un transetto, oppure un matroneo (3), ma non si hanno tracce di portali secondari che, in tutti e due i casi, dovevano essere presenti. Le pareti interne erano affrescate.
 
L'edificio aveva un portale, riconoscibile nella parte interna di quello attuale, infatti è chiaro che la parte archiacuta poggiante su colonne è 'stata aggiunta in epoca posteriore. Il portale antico, quindi, realizzato con chiari caratteri di scuola farfense4, è costituito da due piedritti che reggono con mensole a quattro di cerchio, l'architrave monolitico con tre motivi diversi scolpiti in bassorilievo: un fiore a più petali; un agnello crucigero inscritto in una fascia circolare, con alcuni caratteri incisi che non è stato possibile decifrare (5); e, all'estrema destra, seminascosto dall'arco sovrapposto, un altro motivo fioreale. E', la sottolineare il decentramento di queste decorazioni, in Quanto il primo tratto a sinistra dell'architrave non è scolpito, poi si susseguono toccandosi i tre bassorilievi, l'ultimo dei quali è visibile solo per metà perché successivanente l'architrave viene coperto e poi certamente si interrompe. Questo fatto fa pensare ad uno spostamento e Quindi ad un rimaneggiamento del portale, che risultava Probabilmente decentrato rispetto alla facciata, quando venie aggiunta la navata sinistra nella fase successiva della costruzione. 
  
Il portale descritto era completato da un protiro, come testimoniano alcuni elementi che ne facevano parte, conservatí nell'interno della chiesa. Sono due leoni stilofori sulla schiena dei quali poggiavano delle colonnine con basi ottagonali, e due capitelli lavorati con la stessa tecnica di scalpello.
Un altro elemento appartenente a questa fase doveva essere un pulpito in pietra scolpita del quale è evidente un bassorilievo, rappresentante S. Giovanni Evangelista, murato sulla parete posteriore (6). All'interno della chiesa sono stati individuati altri pezzi di tale pulpito, quali un leone stiloforo ed alcuni capitelli. Durante i secoli XIV e XV la chiesa, che era stata intitolata a S. Orante dopo il 1431, subì notevoli rifacimenti (7) .
 
Venne edificata la navata sinistra sul lato verso il cimitero, all'interno vennero aperti degli archi nella muratura anche verso gli ambienti esistenti a destra della chiesa, per cui ne risultò un edificio a tre navate collegate da archi a tutto sesto poggianti su pilastri con dimensioni ed altezze diverse. 
Anche il frontone curvilineo, che coronava la facciata prima della distruzione provocata dal terremoto del 1915 (8), sembra risalire a tale epoca, come testimoniavano le mezzelune, simbolo caratteristico dei Piccolomini,scolpite su molti elementi che sono stati trovati fra le macerie della facciata dopo il disastro tellurico (9). 
  
In quest'epoca venne affrescata la cappella ricavata nel primo arco a destra, della quale oggi resta, solo il lato aderente alla controfacciata, e molti altri tratti di pareti, comprese quelle dietro l'altare maggiore, con affreschi realizzatí anche sui preesistenti. Ma la trasformazione più interessante che venne effettuata in questa fase delle vicende costruttive dell'edificio, fu l'integrazione del portale della facciata principale con quello ad arco ogivale del XIII secolo, certamente prelevato o dalla chiesa di S. Maria del Pozzo o da S. Arcangelo Super Mensulam, in quanto solo in tali chiese poteva aver operato un artista con concetti architettonici chiaramente provenienti da sud, ed in particolare dalla Sicilia".
 
Il portale, che in questa sede possiamo definire esterno, in quanto è stato addossato a quello originale e lo inscrive, è costituito da tre colonnine circolari per lato, due delle quali binate, aventi basi diversamente sagomate e capitelli di tipo romanico. Quelle delle colonnine anteriori rappresentano due leoni, quelli dietro hanno forma cubica e sono decorati sul lato destro con foglie d'acanto, sul sinistro con delle aquile. L'arco acuto è costituito da tre fasce successive: la prima si compone di cunei arrotondati e bombati formanti un disegno a organetto; la successiva presenta decorazioni diverse a forma di quadrifoglio, fiori e cerchietti concentrici posti in modo disordinato, con al centro una fila di piccole punte di diamante. Un archivolto sagomato poggiante su due piccole mensole sporgenti chiude il tutto.
  
Nel XVIII secolo la chiesa subì altri interventi, forse a causa di qualche terremoto che aveva provocato danni, o forse solo perché questa fu « un'epoca distruttrice » come afferma il Piccirilli (12). L'edificio fu rialzato quasi del doppio per coprire la navata centrale con volta a botte, ma Dander e Calvani dimostrano con i documenti n? 5 e n? 6, che riportano allegati nella loro relazione, che tale volta nel 1894 non esisteva (13). Altri interventi, che secondo Piccirilli furono realizzati nel 1700, furono la sostituzione del rosone in facciata con una finestra rettangolare ed il coronamento arcuato con cornicione di stucco. In epoche posteriori furono fatte aggiunte e restaurí di poco conto, tra i quali si citano la copertura a volta dell'ultima cappella della navata sinistra e la riparazione dei tetti nel sec. XIX (14). Il terremoto del 1915 distrusse le navate laterali comprese le cappelle con le volte affrescate, provocò il crollo della parte superiore della facciata e della parte absidale, danneggiò notevolmente gli affreschi, solo il portale rimase integro `.
 
Ciò che rimaneva della chiesa, un insieme di macerie e muri cadenti, venne abbandonato alle intemperie per più di cinquant'anni. Solo negli ultimi anni era stata costruita una sorta di baracca in legno sulla base dei resti in muratura, all'interno della quale si svolgevano le funzioni religiose. La riedíficazione fu effettuata negli anni 1968 e 1969 a cura della Soprintendenza B.A.A.A.S. dell'Aquila con i finanziamenti stanziati dal Ministero dei Lavori Pubblici.
Il progetto di restauro venne impostato sul principio scientifico di recuperare tutti i resti delle strutture originali, trascurando i rifacimenti e le aggiunte dei secoli successivi, quali il frontone curvilineo e le due cappelle quattrocentesca e ottocentesca, sia per la mancanza di documentazione sufficiente per la ricostruzione, sia per l'impostazione del restauro che, salvando e valorizzando le preesistenze, era stato diretto in modo da non cadere in facili falsificazioni (16).
  
Dopo la esatta rilevazione di tutte le strutture superstiti, per la individuazíone delle altezze delle navate e delle altre misure, è stato usato il metodo della restituzione prospettica applicato sulla foto-documento del 1908 pubblicata dall'Agostinoni (17). La chiesa è stata così riportata a quelle che si suppone fossero le prospettive visuali e gli spazi dell'edificio primitivo: ha pianta a tre navate e sul lato destro, accanto all'abside, è stata aggiunta una piccola sacrestia. La facciata è a capanna spezzata e, oltre al famoso portale, presenta tre finestre rettangolari. Il tetto a capríate in legno è stato ulteriormente rifatto nel 1984, in quanto, a causa della cattiva manutenzione, era in pessimo stato e minacciava, con le infiltrazioni di acqua piovana, di rovinare le tracce di affreschi che sono stati conservati sulle pareti presbiterali. Oggi l'edificio sorge isolato al centro della piazza sulla parte più alta del colle di Ortucchio e sono leggibili sui suoi muri esterni i segni della sua lunga e tormentata storia.
  
  
  

Note
1 registri di Farfa, V, pp. 263, 274: "in Ortucle suptus S. Mariam (Monasterium Pharphense) », VIII secolo.
2 Archivio Vaticano - Fascicolo Marsica - anno 1324, RD 565, 986, « De Ortucle, de Ortuchis ».
3 S. Maria in valle Porclaneta a Rosciolo (L'Aquila) presenta sul lato destro una simile distribuzione.
4 Si ha un altro esempio di scuola farfense in Abruzzo nella chiesa di S. Omero (Teramo), databile al secolo XI. Vedi Moretti, Arebitettura medioevale in Abruzzo, Roma 1971, p. 16.
5 Le forme di questo S. Giovanni Evangelista possono essere accostate a quelle dell'altare del Duca Ratchis, « Visitazione », opera di un artista longobardo e risalente al 737-744. 
6 Vedi C.L. Ragghianti, Op. cit.
7 P. Píccirilli in Ortucchio ed alcune opere di artisti sulmonesi del sec. XV, Trani 1902, sostiene che « i rifacimenti del XIV secolo non modificarono sostanzialmente l'opera antica » e che invece « i Piccolomini fecero probabilmente qualche opera di restauro. e di abbellimento ».
8 L'Agostinoni nel suo testo Il Fucino in « Italia Artistica », Bergamo 1908, a p. 65 riporta una fotografia dell'epoca che testimonia la presenza di tale frontone curvilineo sulla facciata della chiesa.
9 Gli architetti Dander e Calvani, nella loro relazione del progetto di restauro della chiesa (L'Aquila 1967, p. 3), documentano la datazione di questo elemento architettonico al secolo XV anche se il Piccirilli e L'Agostinoni fanno risalire la sopraelevazíone della navata centrale e quindi la costruzione del coronamento curvilinco al secolo XVIII.
10 Il portale può essere accostato per le sue forme architettoniche alle bifore superiori del campanile della Martorana di Palermo (secolo XII) e alle monofore del campanile di monte S. Giuliano (Trapani) risalente al 1314.
11 I.C. Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo, Milano-Roma 1926, p. 435: « Il portale di S. Orante reca nuovi concetti architettonici venuti dalla Sicilia dopo che presso Palermo si era introdotto quel motivo caratteristico degli archi acuti a cunei bombati o a cuscino. La piccola Cuba, attribuita alla fine del regno di Guglielmo II (anno 1189) può aver ispirato l'autore di questo ingresso, che forse veniva dalla capitale del nuovo regno normanno, e traversava l'Abruzzo per volgere ad altri lidi ». 
12 P. Piccirilli, Op. cit.
Il Da Dander e Calvani, op.cit., risulta che nel 1894 il sindaco dì Ortucchio richiese agli enti competenti i contributi necessari per effettuare le opere di restauro della chiesa e, tra l'altro, parla della « costruzione della volta della chiesa per impedire che l'umidità e il polverio, inevitabilmente non abbiano a deteriorare maggiormente gli affreschi ». A tale richiesta ebbe risposta negativa in quanto « la volta da costruirsi costituirebbe una alterazione della primitiva costruzione della chiesa, alterazione dalla quale fortunatamente la chiesa di S. Orante è stata fino ad ora esente ».
14 Dander e Calvani nella citata relazione riportano documenti attestanti tali datazioni.
Il AA. VV., I danni all'arte nei paesi battuti dal terremoto del 1915, Roma 1915. Gli autori riportano le condizioni dei più importanti monumenti della Marsica dopo il disastro tellurico. « Ortucchio, chiesa di S. Orante: assai danneggiata, salvo il portale, distrutta la cappellina trecentesca, decorata con affreschi (prima cappella a destra), gravemente danneggiati gli altri affreschi del 1400 ».
16 M. Moretti, Architettura medioevale in Abruzzo, Roma 1971, e Restauri d'Abruzzo, Roma 1972, l'autore documenta ampiamente con fotografie scattate prima e dopo il restauro le condizioni dell'edificio nei due tempi.
 
Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe
 
 
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